Commemorazione in memoria dei nostri cari

Sabato 29 maggio 2021 alle ore 17:00 presso Villa Arnò ad Albinea, si è tenuta la Commemorazione in memoria dei nostri cari, evento rivolto a soci e familiari, momento di celebrazione del commiato che molte famiglie non hanno potuto realizzare durante la pandemia.

Le ragioni dell’evento

Dalle parole della nostra Presidente Simonetta Cavalieri:

Un saluto alla grande famiglia di Aima che è qui oggi. Siamo in questo posto veramente splendido che, secondo me, ci aiuterà molto. Oggi siamo qui per ricordare tutte le persone care che ci hanno lasciato in questi mesi: sono lunghi mesi pesanti per tutti e dolorosi per tanti. Sono venute a mancare tante persone, con tanto dolore; tanto dolore perché sappiamo che tra le persone che sono mancate, purtroppo, ce n’erano ricoverate negli ospedali, oppure nelle strutture, e non hanno potuto ricevere l’ultima carezza, l’ultimo saluto dai propri familiari. E questa non può che essere stata una fonte di dolore enorme per i familiari che non hanno potuto dare l’ultima carezza, vedere l’ultimo sguardo o per l’ultima volta gli occhi del proprio caro che se ne andava.

Accanto a questa sofferenza profonda e a queste emozioni dolorose, che rimarranno addosso, inevitabilmente, un’altra grande fonte di sconforto è stato il non aver potuto accompagnare il lutto con i riti del commiato che ci sono abituali, i riti funebri della nostra comunità, della nostra civiltà e cultura. Pensiamo un momento al motivo per cui questi riti sono importanti: la morte è certamente un fatto privato, ma è anche una perdita per la comunità. Al momento del commiato, del rito funebre così come lo conosciamo, il fatto che la comunità si stringa ai familiari e ciascuno si ricordi qualcosa della persona scomparsa, la rimpianga, partecipi alla commozione della perdita, permettendo anche ai familiari di dare voce ai sentimenti, ai ricordi, ai racconti… non può che dare valore a chi è mancato e alla sua vita, far sentire che la perdita riguarda tutti ed è un momento di conforto per coloro che restano, che sono abbracciati dalla comunità.

Questo è di conforto per gli amici, per i parenti, per i colleghi, che oltre a poter esprimere a loro volta i loro sentimenti, si possono sentire anche di contribuire ad aiutare e sostenere le famiglie che hanno perso il proprio caro.

Tutto questo è mancato ed è il motivo per cui si è pensato di organizzare questa celebrazione, questo ricordo, per stare vicino a tutte le famiglie che hanno avuto questo dolore, per ricordare tutti i loro cari.

In tanti avete aderito, altri non si sono sentiti di partecipare, ma sono sicura ci sono vicini in un altro modo, perché la morte è una questione privata e ognuno la vive secondo la propria sensibilità e secondo il proprio sentire più profondo“.

Brani scelti e letti da Claudia Mosconi

  • La morte è la curva della strada, Fernando Pessoa
  • La morte non è niente, Henry Scott Holland
  • Se dovessi morire, Emily Dickinson
  • La vita, è come un dente, Boris Vian
  • Chi è amato non conosce morte, Emily Dickinson
  • Credo, Carlo Bramanti
  • Lo stormo bianco, Anna Achmatova
  • Amore mio, se muoio e tu non muori, Pablo Neruda
  • Stavo per dirti addio, Paolo Silenziario
  • Addio a una vista, Wisława Szymborska
  • Ricordami, Christina Rossetti
  • Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale, Eugenio Montale
  • Se ne vanno in silenzio, Bruno Bartoletti
  • Gioia, Dacia Maraini
  • Canto Navajo, Pukwana Nivola

Brani scelti ed eseguiti da Stefano Donelli

  • Margaret’s Waltz (anonimo)
  • Samba de Orfeu ( L. Bonfa)
  • Sozinho (Caetano Veloso)
  • Perfidia (A. Dominguez)
  • Feelings (M. Albert e La Gaste)
  • Fairytale (L. Einaudi)
  • The Earth prelude (L. Einaudi)
  • Somewhere over the rainbow (H. Arlen)
  • Le Onde (L. Einaudi, trascrizione per arpa celtica)

I nostri cari che sono mancati

  • Luigi Azzali
  • Carlo Barbieri
  • Giuliano Bedeschi
  • Enzo Becchi
  • Maurizio Beltrami
  • Lino Bertolotti
  • Battista Bezzi
  • Alberto Belcuore
  • Prassede Bisi
  • Giovanni Buriani
  • Erminia Cagossi
  • Maria Carra
  • Lina Catellani
  • Maura Cigarini
  • Vincenza Clemente
  • Rosanna Coelli
  • Olga Davoli
  • Luigi De Falco
  • Ezio Diacci
  • Tilde Dodi
  • Roberta Ferrari
  • Mariella Ferrarini
  • Rina Ferretti
  • Fermino Fontana
  • Tiziano Fontanesi
  • Pietro Formentini
  • Evelina Ganzerla
  • Angiolino Ghizzoni
  • Santina Ionadi
  • Carla Lambruschi
  • Claudio Lupi
  • Laura Maioli
  • Gianfranca Marmiroli
  • Luisa in Martelli in Manenti
  • Emma Meliga
  • Amina Menozzi
  • Roberto Messori
  • Carla Miari
  • Enrico Montanari
  • Ladislao Nicolini
  • Filomena Pedroni
  • Nilde Pergetti
  • Giuseppina Romani
  • Carla Salvarani
  • Emilia Squitieri
  • Ermes Tinelli
  • Milena Zanirato
  • Adriano Zarotti

Lettere, poesie e pensieri

Da Anna Bergamini, lettera e poesia dello zio Pietro Formentini

(…) Senza pretesa d’aver scritto uno spirituale testamento, ti invio questo Il mio fiume: ci sono dentro io, e non è nemmeno un accenno di vero e proprio diario: che di me non saprei  cosa dire di un po’ interessante, tranne che lunghissimi ricordi di un’infanzia che m’insegue ancora. (…) 

Il mio fiume

Il mio fiume ampio e lento

va attraverso la pianura;

sulla sua corrente amica
si rispecchian Sole e Luna.

Nel mio fiume ci stan dentro
pietre, pesci e parole.
Sul suo letto erba verde
nasce, cresce, muore, nasce.

Al mio fiume nuovo e antico
ogni giorno piace andare
fin là dove il nome Fiume
si trasforma in nome Mare.

Per Luisa Martelli in Manenti

“Non piangere sulla mia tomba: non sono qui.
Non sto dormendo. Io sono mille venti che soffiano.
Sono lo scintillio del diamante sulla neve.
Sono il sole che brilla sul grano maturo.
Sono la pioggia lieve d’autunno.
Quando ti svegli nella calma mattutina.
Sono il rapido fruscìo degli uccelli che volano in cerchio.
Sono la tenera stella che brilla nella notte.
Non piangere sulla mia tomba: io non sono lì”. Canto Navajo

Non sei qui, mamma. Ci sei stata per tutti, per noi figli e per il tuo adorato marito Federico.
Preziosa nonna per i tuoi amatissimi Alessandro Federico Francesca Massimiliano. Testa e cuore in movimento perenne.
Ora è molto probabile che tu sia con lo zio Enzo, la tua mamma, la zia Lilli sorella per sempre, il nonno.
Voglio però pensarti con il tuo papà, profondamente desiderato, e il nostro fratellino.
Pezzi di vita mancanti che hai cercato per tutta l’esistenza. Un vuoto nel cuore che ora potrai colmare, tenendoli stretti a te, sempre.
Ti abbiamo augurato buon viaggio con tante lacrime. Ti cercheremo non qui, ma in una stella che vedremo più luminosa delle altre.
Con amore.
I tuoi figli e tuo marito

Per Tilde Dodi, dalla figlia Angela

Mamma carissima,
ti ringrazio per avermi dato questa vita,
con tutto il coraggio
e con tutta la speranza della tua gioventù,
e ringrazio il papà
per averti scelta come madre per me.

Dolce, tenera, fragile mammola,
hai attraversato questa vita in solitudine
senza il conforto dell’amore coniugale,
di un abbraccio di incoraggiamento,
di una carezza affettuosa;

eppure tenendomi per mano,
in questo difficoltoso viaggio,
mi hai indicato un orizzonte
oltre le miserie umane,
in cui vale la pena essere leale e generosa,
difendere la dignità della persona,
la giustizia e la verità anche in circostanze avverse.

Nel tuo immenso amore materno
hai sempre accolto chi era in difficoltà,
aprendo la porta della tua casa e
spalancando le porte del tuo cuore.

Ecco l’ultimo saluto,
il commiato da questa vita di affanni, e
ti lascio andare là
nel mondo dei più,
dove il papà ti ha preceduta e
dove ci incontreremo ancora
per abbracciarci tutti insieme.
Ciao mammona,
ciao mammola,
ciao, ciao

Per Evelina Ganzerla, le figlie

Nostra madre se n’è andata, circondata dal nostro affetto, all’inizio della pandemia 2020. Ci stringiamo con affetto a chi ha perso i propri cari, soprattutto a chi non ha avuto la nostra stessa fortuna e li ha visti andare via e mai più tornare a casa.

Per Luigi De Falco, la moglie

Per Luigi. Persona affettuosa e riservata, anima pura…
Sacra era x te la famiglia che amavi e rispettavi.
Gli occhi tuoi brillavano nel parlarne.
Ora non sei più tra noi, ma in noi, in ogni pensiero ed azione.
Ci hai donato tanto amore. Marito, padre e nonno esemplare.
Sei stato un esempio di bontà, onestà e dignità.
Valori che ci hai lasciato in eredità assieme a quel sorriso coinvolgente che ti distingueva.
Ci manchi tanto ma siamo certi che ti trovi “tra i migliori”.

Per Alberto Belcuore, la sorella Liliana

Alberto dovunque sei, in qualsiasi cielo stai volando in questo momento, ti voglio dire che mi mancherai sempre.

Per Tilde Dodi dalla figlia

Mamma carissima,
ti ringrazio per avermi dato questa vita,
con tutto il coraggio
e con tutta la speranza della tua gioventù,
e ringrazio il papà
per averti scelta come madre per me.

Dolce, tenera, fragile mammola,
hai attraversato questa vita in solitudine
senza il conforto dell’amore coniugale,
di un abbraccio di incoraggiamento,
di una carezza affettuosa;

eppure tenendomi per mano,
in questo difficoltoso viaggio,
mi hai indicato un orizzonte
oltre le miserie umane,
in cui vale la pena essere leale e generosa,
difendere la dignità della persona,
la giustizia e la verità anche in circostanze avverse.

Nel tuo immenso amore materno
hai sempre accolto chi era in difficoltà,
aprendo la porta della tua casa e
spalancando le porte del tuo cuore.

Ecco l’ultimo saluto,
il commiato da questa vita di affanni, e
ti lascio andare là
nel mondo dei più,
dove il papà ti ha preceduta e
dove ci incontreremo ancora
per abbracciarci tutti insieme.
Ciao mammona,
ciao mammola,
ciao, ciao

Per Gianfranca Marmiroli, dalla figlia Francesca

“Mentre scrivo di te, Mamma, mi rendo conto che oggi sono 11 mesi da quando ti ho perso. Era il 27 giugno 2020 e eravamo appena partiti per le ferie, destinazione Abruzzo.

Quando siamo scesi dall’auto e stavamo scaricando le valigie mi hanno telefonato da Castelnovo Nè Monti, dal pensionato dove avresti passato un mese di vacanza per dirmi che non stavi bene, ti vedevano diversa dal solito. E poi ancora telefonate: la Guardia Medica ti aveva visitata e trovata normale, forse un pò disidratata ma era meglio mandarti al Pronto Soccorso per ulteriori esami; il Pronto Soccorso avvisava che eri arrivata con un infarto grave in atto e che ti avrebbero mandata al Reparto Cardiologia, il Reparto Cardiologia consigliava di rientrare perché stava organizzando il tuo trasferimento all’Ospedale di Reggio e pochi minuti dopo: «Lasci stare, non serve che rientrate dal mare, la mamma era troppo grave, ci dispiace. È morta.« 

Ero in strada e sono collassata. Non ricordo cosa sia successo dopo, solo che che non riuscivo più a parlare, ero come persa nella nebbia.

La mattina seguente siamo tornati a casa.

Visto che sei stata deposta nella bara avvolta solo in un lenzuolo, tu che avevi così tanti abiti eleganti ho scelto per te la bara più bella, con un coperchio  di vetro satinato, decorato con delle rose. Ho fatto in tempo a vederti in camera ardente prima che chiudessero la bara ma ho stentato a riconoscerti. Soltanto il verde degli occhi ero lo stesso, si capiva benissimo che prima di morire avevi  sofferto.

Da quel 27 giugno niente è stato più lo stesso per me:il mio cuore e il mio cervello si sono spezzati in mille piccolissimi pezzi. Da allora continuo a chiedermi, Mamma, perché le cose sono andate così, perché sei morta proprio quando ero lontana, che cosa ho fatto di male per meritarmi questo dolore.

Ho passato in rassegna tutti i miei errori, le volte che non ti ho saputa capire, le volte che mi arrabbiavo con te , quelle in cui non ti ascolavo. Le volte che non ti ho creduta quando dicevi che avevi freddo o avevi mal di gola.

Quando pensavo al fatto che non ti avrei più rivista né risentito la tua voce venivo travolta da un dolore fortissimo che arrivava a ondate e a tradimento, come un pugnalata. Un dolore mai provato prima, come se tornando dopo un periodo d’assenza avessi scoperto che la mia casa era stata divorata da un incendio.

Eri legatissima a me e io a te. La pandemia aveva portato alla chiusura dei centri diurni che frequentavi ormai da 4 anni e tu, dall’inizio dei contagi, ti eri trasferita a vivere a casa nostra, rientravi solo la sera, quando arrivava la badante.

Hai avuto una vita non felice. Gli anni della giovinezza passati a fare la casalinga, sposata ad un uomo dal carattere difficile che invece di sostenerti ti ha mortificato e poi, quando da anziana potevi fare la nonna, ti sei ammalata di Alzehimer e hai perso il bene più prezioso, la memoria e con lei la tua stessa identità.

Sei stata una brava mamma, una persona semplice, di gran cuore. Premurosa e attiva. Mi hai insegnato i valori importanti, tutte le cose che ho fatto le ho fatte per renderti fiera.

Nell’ultimo periodo io facevo da mamma a te perché eri indifesa e sofferente. È stato molto difficile ma sono contenta di averlo fatto, di non averti affidata ad altri. Mi ricordo soprattutto le giornate in cui eri presente con la testa. Parlavamo, in modo particolare di mio figlio e dei fiori del giardino. Bevevamo insieme il caffè, sedute sul divano. Ridevi spesso. Dicevi che ti sarebbe piaciuto rivedere il mare. Ti tenevo la mano, ti lavavo i capelli. Ti leggevo ad alta voce il giornale, ti compravo il gelato, ti davo lo smalto.

Ti ho accompagnata in questo lungo e doloroso percorso, cercando di fare del mio meglio, con dedizione e grande affetto, ma provavo anche altri sentimenti come rabbia e il fastidio di cui mi vergogno tanto.

Ti penso tutto il giorno, tutti i giorni. La sera, quando il sole tramonta, ti sento nei colori del cielo.

Invece di una lapide di marmo, chiusa, ti ho fatto costruire una lapide di onice, delicata, preziosa. È delimitata da un muretto e al centro c’è un’aiuola fiorita. Quasi ogni pomeriggio vado al cimitero  ho bisogno di ritrovarti per continuare a parlare con te, per sentirmi meno povera e meno sola. Ti chiedo scusa se non ho fatto abbastanza. Ti voglio bene, Mamma, e sento la tua mancanza fin dentro le ossa”.

Per Luisa Martelli in Manenti dai figli e il marito

Non piangere sulla mia tomba: non sono qui.
Non sto dormendo. Io sono mille venti che soffiano.
Sono lo scintillio del diamante sulla neve.
Sono il sole che brilla sul grano maturo.
Sono la pioggia lieve d’autunno.
Quando ti svegli nella calma mattutina.
Sono il rapido fruscìo degli uccelli che volano in cerchio.
Sono la tenera stella che brilla nella notte.
Non piangere sulla mia tomba: io non sono lì.

Non sei qui, mamma. Ci sei stata per tutti, per noi figli e per il tuo adorato marito Federico.
Preziosa nonna per i tuoi amatissimi Alessandro, Federico, Francesca, Massimiliano. Testa e cuore in movimento perenne.
Ora è molto probabile che tu sia con lo zio Enzo, la tua mamma, la zia Lilli sorella per sempre, il nonno.
Voglio però pensarti con il tuo papà, profondamente desiderato, e il nostro fratellino.
Pezzi di vita mancanti che hai cercato per tutta l’esistenza. Un vuoto nel cuore che ora potrai colmare, tenendoli stretti a te, sempre.
Ti abbiamo augurato buon viaggio con tante lacrime. Ti cercheremo non qui, ma in una stella che vedremo più luminosa delle altre.
Con amore.

Per Filomena Pedroni, i figli Claudio e Nilla Meglioli

Mamma, vogliamo ricordarti così; giovanile piena di energia e sorridente. Poco dopo e’ arrivata la malattia, rovinando la tua (e la nostra) vita. Sei stata una brava madre e una brava moglie e la famiglia e’ stata il centro della tua esistenza. Ci hai tenuto per mano da piccoli e ci hai accompagnato sempre, anche da grandi. Dentro di noi ci sei sempre e il tuo ricordo ci serve da stimolo per vivere come tu e nostro padre, ci avete insegnato. Niente, neppure la maledetta malattia dei tuoi ultimi anni, potrà scalfire l’amore che ci lega a te.

Per Francesca Gualtieri, dalla figlia Marina Argenti

Sei nel mio cuore
Come essenza di rose
Sei nei miei occhi che osservano incantati la bellezza delle peonie
Sei nei miei voli tra le nuvole
Nelle parole che creano melodie
Sei terra e cielo, solo un velo ci separa. Avrò cura del mio giardino
Mamma, come tu hai avuto cura di me, insegnandomi con semplicità
Il piacere di vivere.